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"GLI INSEGNAMENTI DELL'ALBERO"

Il periodo estivo è alle porte e questo per qualcuno può voler dire più distensione e tranquillità, magari meno corse ed un po’ più di tempo libero. Per questo mi sono permessa di lasciarvi un brano sul mondo degli alberi. Con esso auguro a tutti una buona estate a nome mio e dell’Associazione La Radice ONLUS.

Elena Peverada

“Esiste una sostanziale differenza tra il centro intellettuale e quello emozionale. 
In un certo senso il comportamento emozionale è simile a quello di un albero. Quando un animale ha una ferita le cellule si rigenerano ed essa si cicatrizza. Invece un albero non si rigenera, le sue ferite non si cicatrizzano: esse rimangono aperte per sempre, si nascondono sotto uno strato protettivo. La ferita così ricoperta rimane intatta e quando marcisce rischia di invadere tutto il tronco.
La vita dell'albero sta tutta in una pellicola di cellule, non più spessa di un foglio di carta, che gli cresce sotto la corteccia. E' la sua parte unica parte vivente. Il resto del tronco è formato da materia legnosa, una struttura morta che fa da supporto allo strato sottile il cui c'è la vita.


Quando un albero cresce isolato riceve così tanta luce da espandersi in larghezza. In un bosco, invece, compresso in mezzo a tanti alberi, si erge verso l'alto, diritto, in cerca della luce. Ma in fondo desidera solo allargarsi, crescere verso l'esterno, aumentare la propria superficie di contatto...Il nostro centro emozionale funziona secondo lo stesso principio. L'intelletto, cercando di raggiungere la vacuità, si concentra sempre più su se stesso...Il cuore invece si espande all'esterno, come se dicesse: “Non soltanto io. Anche gli altri. Mi apro verso di loro e come un albero che ogni anno crea un nuovo strato vivente lasciando solidificare quello precedente, fortifico i miei sentimenti. E questo mi arricchisce. Cammino verso la pienezza. Avanzo senza limiti fino ad amare non soltanto il mio partner e la mia famiglia ma anche le altre famiglie, gli amici, l'umanità intera- quella presente, la passata e la futura-. Il pianeta, il cosmo, il suo possibile creatore”.

Quando moriamo, il nostro cuore si riempie di sangue mentre il cervello lo perde. Mente vuota, cuore pieno. Le vere emozioni sono come onde gigantesche. Quando ci capita di vivere una tragedia, il vuoto mentale che si produce in noi ci consente di sopportare la tempesta emozionale. Ma se non abbiamo raggiunto la vacuità, la tempesta emozionale ci soffoca. In tale stato rischiamo di deprimerci, suicidarci o impazzire.

Ciascun albero possiede un'architettura in cui i rami e radici si corrispondono. Se si tagliano i rami, le radici corrispondenti muoiono, e se si tagliano le radici, i rami corrispondenti muoiono.
L'immensa architettura esterna corrisponde a un'architettura sotterranea. Quest'ultima non cerca di scendere nelle profondità della terra perchè laggiù non troverebbe alcun nutrimento, ma si espande orizzontalmente finchè riesce a soddisfare il proprio reale bisogno di sali minerali. L'albero succhia dalla terra questi sali disciolti in acqua per farli giungere alle foglie. Le foglie sono l'unica “fabbrica” che il vegetale possieda. Le foglie, con l'aiuto del sole e dell'anidride carbonica, elaborano il vero nutrimento-la linfa-e lo fanno scendere fino alle radici. Tutto quanto viene assorbito dal suolo e poi ridiffuso verso l'alto viene immediatamente restituito al basso. 
Mentre assorbe le forze della terra, l'albero la nutre con le proprie foglie, i rami secchi e tutta una serie di funghi che crea perchè in seguito lo aiutino ad assimilare il nutrimento. Si instaura uno scambio di energia, ricezione e dono. 

Ogni anno l'albero crea uno strato che circonda l'intero tronco. Se lo si taglia trasversalmente si possono osservare, sotto forma di anelli concentrici, quali sono stati gli anni buoni e quali difficili, perchè il passato diventa struttura. Se i dodici mesi sono stati piovosi l'anello è spesso. Se sono stati aridi, l'anello è sottile...Questa caratteristica vegetale ci aiuta a capire che cosa significhi un trauma per un bambino. Quando un bambino vive qualcosa che non avrebbe dovuto vivere (per esempio un'aggressione sessuale) o al contrario non vive quello che avrebbe dovuto vivere (per esempio succhiare il latte materno), nel suo subconscio si crea una specie di strato protettivo. A livello emozionale resta bloccato all'età in cui si è ferito. La vita continuerà ma lui permarrà isolato nelle profondità del cuore, come un bambino incapace di crescere...a meno che si riesca a spaccare quella corazza difensiva per fargli rivivere e capire quello che vi teneva racchiuso dentro, non con l'aiuto delle parole, ma attraverso le emozioni e le sensazioni.
Per l'albero il processo non finisce lì. Un po' dopo essere stato tagliato, il legno, isolato nello strato esterno, si corrompe. I batteri invadono la ferita e divorano il marciume, che cade a terra trasformandosi in polvere e nutre il terreno. Per questo esistono alberi cavi. Un albero cavo rimane vivo perchè la sua vita si trova alla periferia, ma non avendo una struttura solida è più debole e potrebbe cadere da un momento all'altro. Quando ciò non accade, l'albero fabbrica delle radici interne che si nutrono del marciume. Interessante metafora: se coviamo nell'animo una profonda tristezza, potremmo farci spuntare delle radici emozionali che si nutrano di tale sentimento. Così la tristezza si trasforma in forza vitale...Diventiamo capaci di non rifiutare la ferita, la accettiamo con il suo dolore finchè, trasformata in Coscienza, ci permette di alleviare la tristezza altrui.
Quando l'albero subisce una lesione, non potendo cicatrizzare la interiorizza, accettando la sofferenza. Dal desiderio di espellere la sofferenza nascono la depressione, l'autodistruzione, l'abbattimento morale. Se lasciamo affondare la sofferenza nel nostro intimo, essa diventa linfa di una nuova vita.
Il passato è la nostra struttura spirituale, non la nostra identità. Dobbiamo venerarlo e onorarlo ma senza vincolarci ad esso, e dobbiamo crescere verso il futuro, unendoci al mondo.

Ogni volta che un albero viene ferito o perde un pezzo, un altro ramo cresce accanto a quello perso. Ciò che è perso è perso. Non si può resuscitare ciò che è stato reciso, ma al suo posto può crescere qualcosa di nuovo. La risposta dell'albero di fronte a una perdita è creare immediatamente una nuova vita accanto alla ferita.
Se comprendiamo la lezione dell'albero, saremo in grado di considerare i fallimenti come un semplice cambiamento nel nostro cammino. 

Quando un albero subisce una lesione, chiude i canali che irrigano la parte colpita. A volte, se ci mette troppa energia, rischia di bloccare l'intera circolazione arrivando perfino a seccarsi. Quando la vita ci riserva una disgrazia, se impieghiamo un'energia esagerata per eliminare la sofferenza rischiamo di autodistruggerci. Dovremmo dedicare quegli sforzi a sopravvivere, a sperimentare qualcosa di nuovo, sopportando con coraggio il dolore. Il tempo è nostro alleato: piano piano il dolore diminuisce e l'amore cresce.
(Cabaret mistico, Jodorowsky)

PUBBLICATO SU “SENZA FRONTIERE” N.3 (LUGLIO 2011)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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